Il Manifesto della Lussuria

Che cos’è la lussuria? La prima cosa che viene in mente, almeno a chi ha avuto come me una formazione cattolica, è di certo che si tratta di uno dei sette vizi capitali: la vittoria della carne e della sensualità sulla razionalità e sulla morale.

Il testo sul tema chew trovo più interessante è di stampo futurista, del 1918 e si intitola “Manifesto futurista della Lussuria”.

Nell’incipit troviamo indicato il destinatario del messaggio e, tra gli altri, il testo si rivolge  “a tutti coloro che nella Lussuria raggiungono solo il Vizio“. Con solo questa frase si evidenzia l’errore grossolano che commette chi identifica la Lussuria con il peccato.

Vi propongo un breve sunto del testo di cui in calce trovate l’originale.

La Lussuria […] è la gioia dolorosa d’una carne il dolore gaudioso di uno sbocciare; […] è la sintesi sensoria e sensuale di un essere per la maggior liberazione del proprio spirito; […]
LA LUSSURIA È LA RICERCA CARNALE DELL’IGNOTO[…]
Noi abbiamo un corpo e uno spirito. Restringere l’uno per moltiplicare l’altro è una prova di debolezza e un errore. Un essere forte deve realizzare tutte le sue 
[…]
Sola, la morale cristiana succedendo alla morale pagana, fu portata fatalmente a considerare la lussuria come una debolezza. Di quella gioia sana che è l’espansione d’una carne possente, essa ha fatto una vergogna da nascondere, un vizio da rinnegare. L’ha coperta d’ipocrisia, e questo ne ha fatto un peccato.
[…]
Non è la lussuria, che disgrega e dissolve ed annichila; sono piuttosto le ipnotizzanti complicazioni della sentimentalità, le gelosie artificiali, le parole che inebbriano e ingannano, il patetico delle separazioni e delle fedeltà eterne, le nostalgie letterarie: tutto l’istrionismo dell’amore.

DISTRUGGIAMO I SINISTRI STRACCI ROMANTICI, margherite sfogliate, duetti sotto la luna, tenerezze pesanti, falsi pudori ipocriti. Che gli esseri, avvicinati da un’attrazione fisica, invece di parlare esclusivamente delle fragilità dei loro cuori, osino esprimere i loro desideri, le preferenze dei loro corpi, e presentire le possibilità di gioia o di delusione della loro futura unione carnale.

Il pudore fisico, essenzialmente variabile secondo i tempi e i paesi, non ha che il valore effimero di una virtù sociale.
[…]
La lussuria è la perpetua battaglia mai vinta. Dopo il passeggiero trionfo, nello stesso effimero trionfo, è l’insoddisfazione rinascente che spinge l’essere, in una orgiastica volontà, ad espandersi e a superarsi.

La Lussuria è pel corpo ciò che lo scopo ideale è per lo spirito: la Chimera magnifica, sempre afferrata mai presa, e che gli esseri giovani e quelli avidi, inebbriati di lei, inseguono senza posa.

LA LUSSURIA È UNA FORZA.

L’immagine della lussuria come di una bestia che si cerca di domare, che si tiene per le corna ma che ci trascina nel suo correre mi affascina. C’è chi viene sbalzato in questa corsa e si perde. Chi riesce a rimanere sul dorso dell’animale cerca di domarlo, consapevole in fondo del suo inevitabile insuccesso. Eppure la forza dell’atto è nel provare ancora e ancora anche quando il fallimento è certo: il tentativo di saziare l’insaziabile appetito della carne.

La Lussuria come atto creativo, come espansione della propria personalità, come atto profondamente umano e carnale, non diverso dalla naturale tendenza ad espandere le proprie conoscenze culturali. La lussuria come campo da esplorare per rendere piena la propria esperienza. Non più una fisicità votata alla riproduzione e vissuta quasi con colpa, ma uno strumento per conoscere se stesso e il mondo.

Forse questo discorso può sembrare campato per aria, ma c’è anche chi beve il vino senza cercare di capirlo, senza quasi neanche badare al sapore. E così la Lussuria. Tutti siamo in grado di avere un amplesso; non tutti siamo in grado di degustarlo e di modificarlo per apprezzarlo in modo maggiore.

Nel caso vi vada di leggere la versione integrale, ecco il testo originale: Manifesto futurista della Lussuria

Foto wilding.andrew

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2 Thoughts to “Il Manifesto della Lussuria”

  1. Stefano

    Grazie, no conoscevo questo testo.

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