Come gestire il proprio passato

Una delle caratteristiche che distingue il maschio dominante dal resto del gregge è la sua capacità di gestire il proprio passato, i propri ricordi e saper controllare come questi influenzano, spesso in modo negativo, il suo presente.

Devo essere sincero: il non sapersi relazionare in modo sano con il proprio passato è stato uno dei miei più grandi difetti. Ho consentito al mio passato di condizionare il mio presente. Ma poi ho imparato che il passato non esiste.

Quella che ho imparato è una lezione ovvia come il fatto che quando si piscia si deve centrare la tazza del cesso: un’azione elementare ma che a volte, quando siamo distratti, non ci riesce così semplice. E il passato è così. Tu stai tranquillo per i fatti tuoi, anche mediamente soddisfatto delle tue giornate e lui fa capoccella per infastidirti.

Può assumere le forme più disparate: una ex che ti torna in mente quando stai cercando di goderti il tuo nuovo rapporto, il lavoro che hai mollato per fare un piccolo salto nel buio e salire di reddito, l’Università che non hai mai finito e che chissà quale presente avrebbe potuto darti.

Poi in realtà a pensarci bene lo sappiamo, almeno razionalmente, che la tua ex era una frantuma-testicoli, che il tuo precedente lavoro era schiavismo e che con la laurea non avresti avuto un futuro migliore ma solo un migliore titolo di studio su cui piangere. Però il cervello è uno stronzo e quando sei li che ti godi il tuo hamburger al Mc Donald, lui ti fa ronzare nelle orecchie una versione rimasterizzata e migliorata del tuo passato.

È in questi attimi che il maschio dominante deve dimostrare che ha fatto un gradino in più nella scala evolutiva e riuscire a razionalizzare quello che è solo un brutto scherzo delle sinapsi burlone che abbiamo in testa.

Non nutro alcun dubbio che il tutto nasca da una latente voglia di automutilazione che è insita in tutti i soggetti che vanno oltre il semplice schema lavoro-palestra-figa: vedetelo come lo scotto da pagare per essere più presenti a voi stessi. C’è chi vive la propria vita come un viaggio in metro: sguardo perso nel vuoto e mente assente. Noi non siamo così: all’ebetismo distratto noi contrapponiamo la nostra ferrea volontà di rovinarci la vita.

Il tutto, a ben vedere, si riduce ad una mancanza di fiducia in noi stessi e nel noi stessi che siamo stati. Dobbiamo avere maggior rispetto delle scelte che abbiamo fatto e ricordarci che se in un certo momento abbiamo agito in un determinato modo, è perché abbiamo avuto le nostre ragioni per farlo.

Questo è il primo passo da fare per cominciare a gestire il nostro ieri e fare in modo che non rovini l’oggi.

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