Uno sgradito ritorno

Mi ero lasciato indietro queste pagine e non senza una certa soddisfazione: andare oltre significava la fine di un percorso piuttosto lungo e il raggiungimento della meta che mi ero prefisso.

Ma evidentemente non sono ancora a quel punto. Tutti gli indizi sembravano scrivere il lieto e definitivo finale alla mia “carriera” di insegnante, di maestro, ed invece devo ancora insegnare perché ho ancora molto da imparare.

Nell’ultimo periodo ho avuto la sensazione che non fossi più io a muovere i fili del burattino che sono, come se una entità superiore ( Dio? Fato? ) stesse giocando a mischiare le carte per “vedere cosa succede”. Ma a conti fatti questa è solo un comodo pensiero di autocommiserazione: esteriorizzare la causa degli eventi è sempre stato il rifugio dei deboli alla propria inettitudine a tenere le briglie del proprio destino. La realtà è che nell’ambito delle relazioni umane non c’è nessun “altro” che scrive il copione: al massimo è una stesura a 4 mani dove ciascuno dei due non è mai veramente succube o padrone del altro. Per proseguire con la metafora letteraria, esiste la possibilità di revisione comune della stesura.

L’unico rischio effettivo è che non si stia scrivendo la stessa storia. E in quel caso è giusto che vada come deve. Si può scegliere se dare fuoco alle pagine scritte o conservarle per quello che sono: un bell’incipit che non ha avuto seguito.

Ecco il perché del mio sgradito ritorno.

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